BENVENUTI A TUTTI!

BENVENUTI A TUTTI!
Siamo la 2^ F della Scuola Media di Agnosine, in provincia di Brescia, e questo è il nostro blog! Lo abbiamo creato perché vogliamo condividere con altri ragazzi le nostre storie, le nostre riflessioni e le cose belle e brutte che ci capitano...

giovedì 16 gennaio 2014

venerdì 10 gennaio 2014

UN INCONTRO INDIMENTICABILE CON IL DOTT. MARIO PASSI ALLA LIBRERIA BACCO

E' stato un incontro difficile per noi, ma in classe abbiamo parlato molto del disastro del Vajont e ci siamo preparati bene. Non ci aspettavamo tanta gente così, la libreria era piena, e tutti siamo rimasti in silenzio ad ascoltare il dott. Mario Passi raccontare. Questo è il nostro articolo:


martedì 24 dicembre 2013

"DETTO TRA NOI - FG Info al Top"

        2^F e 2^G con Prof.ssa Claudia Benaglia, Prof. Nicola Quinzani e Barbara Favaro  ("NEVERLAND... dove vivono le Storie")

Quest'anno con Neverland ci siamo trasformati in giornalisti. Non per gioco, no, abbiamo scritto il primo numero del giornalino della scuola e lo abbiamo chiamato "DETTO TRA NOI - FG Info al Top"

E' un titolo un po' lungo, ma volevamo fosse originale e che parlasse di noi... ecco fatto! 

Ci siamo buttati in avventure che neppure potevamo immaginare, e per provarvi che abbiamo fatto un lavoro serio abbiamo deciso di pubblicare qualcosa qui sul nostro superblog. Siete pronti?

Bene, la prima cosa che vogliamo condividere con voi è un incontro speciale, con una pittrice che si chiama Laura Giardina e che ci ha fatto entrare nel suo mondo. Qui sotto mettiamo il nostro articolo così potete leggerlo e capire perché per noi è stato speciale. 

Secondo noi vi piacerà, e se avete domande da farci o volete mettervi in contatto con noi scriveteci un commento... noi vi rispondiamo con piacere. 

Ciao e continuate a venire a trovarci qui sul blog che ci saranno altre cose belle nei prossimi giorni!

La Redazione 
(auguri di Buon Natale a tutti!)

il sito di Marshall (clicca qui) FORK in the ROAD







giovedì 12 settembre 2013

UN'AVVENTURA MOZZAFIATO di Alberto F.

Mi chiamo Alberto e amo molto la natura e gli animali. Il mio racconto ve lo dimostrerà! 

Peter era un simpatico ragazzo di dodici anni. Era abbastanza alto e robusto, molto veloce e agile come uno scoiattolo.
Nel viso tondo e colorito risaltavano gli occhi grandi e vispi, azzurri come il cielo; i capelli ricci color rame gli davano un tocco selvaggio.
Viveva con i genitori a Grindelwald, un paesino ai piedi delle Alpi Svizzere dove il papà gestiva alcune malghe.
Peater fin da piccolo seguiva il papà nel lavoro; all'età di quattro anni aveva imparato a pascolare le mucche in compagnia del suo fedele cane da pastore Dalì.
Ora poteva da solo dare il fieno alle mucche, mungere a mano, fare il burro e lavorava nei campi soprattutto d'estate e nei fine settimana.
Era particolarmente socievole: tutti in paese lo conoscevano ed egli conosceva tutti e chiacchierava con chiunque lo avvicinasse.
Agli anziani si rivolgeva in dialetto per parlare di animali, di caccia, di piante, con le signore commentava il tempo, ai bambini permetteva di accarezzare i cuccioli di cane, gli agnellini e i vitellini.
Andava a scuola volentieri anche se soffriva a stare per più di due ore in un luogo chiuso; per questo i professori gli concedevano di fare quattro passi in cortile ogni tanto.
Peater aveva un grande sogno, voleva diventare un veterinario per poter curare e far nascere gli animali che adorava.
In una notte di inverno, buia e nevosa, stava aiutando il papà a intagliare il legno quando sentirono bussare alla porta.
Il padre, Piero, mandò Peater ad aprire; si trovò davanti tre uomini con indosso giubbotti di pelle e cuffie di pelo. Dalle loro spalle pendevano fucili, nella cintura erano infilati coltelli.
Peater restò sbalordito, ma il più anziano dei tre lo rassicurò che non volevano fargli del male; il ragazzo chiamò il padre al quale chiesero ospitalità per quella notte.
Piero, sapendo che c'era in arrivo una bufera di neve rispose subito di sì e li fece accomodare nella camera degli ospiti.
Peater era rimasto impressionato da quei strani tipi, nel recarsi a dormire si fermò a origliare dietro alla loro porta e li sentì bisbigliare:
Li beccheremo domani ai piedi del San Gottardo.”
Sarà un gioco da ragazzi intrappolare quegli stupidi cervi!”
Peater capì in quell'istante che si trattava di bracconieri: doveva avvisare subito il suo amico Jon. 
Pronto, Jon, ho bisogno di parlarti, una questione urgente. Vediamoci davanti alla chiesa tra dieci minuti.” 
Come faccio ad uscire senza farmi beccare dai miei genitori, Peater?!” 
Usa il solito modo! Esci dalla finestra e calati dall'albero, ha sempre funzionato!” 
Va bene... arrivo.”
Peater si imbacuccò, uscì dalla casa senza far rumore e si diresse all'appuntamento. Arrivato, Jon gli chiese cosa ci fosse di tanto urgente e l'amico gli raccontò tutto.
Decisero di mettere a punto un piano per fermare quei cacciatori di frodo.
Peater non chiuse occhio per tutta la notte al pensiero di ciò che lo aspettava il giorno successivo; non appena sentì rumori e voci provenire dalla camera dei tipi si preparò e spedì un messaggio a Jon.

Una mezz'ora più tardi i due amici stavano percorrendo una stradina di montagna a una distanza adeguata dai bracconieri che controllavano i dintorni con un binocolo.
Camminarono per ore e ore, affondando nella neve, nascondendosi tra le rocce, attenti a non farsi scorgere e preoccupati di perdere di vista i tre uomini.
Quando questi si fermarono, Jon cercò di capire, leggendo con attenzione la mappa, dove si trovavano.
Non avevano dubbi: erano ai piedi del San Gottardo.
Jon telefonò ad un suo amico, agente della Guardia Forestale, il quale comunicò che li avrebbe raggiunti entro tre ore perché il loro mezzo era bloccato al Passo dell'Orso a causa di una bufera di neve.
Peater con il binocolo teneva d'occhio i bracconieri; in lontananza scorse altre due figure che si dirigevano verso di loro.
Dopo un po' li vide unirsi alla combriccola e confabulare con loro ad ampi gesti, stavano mettendo a punto il loro diabolico piano!
Di lì a poco li videro dirigersi ognuno in un punto diverso: appostandosi come d'accordo.
I due ragazzi decisero di muoversi portandosi il più vicino possibile agli uomini fino a ritrovarsi nascosti dietro ad un masso.
Peater si accorse che il più anziano aveva imbracciato il fucile e stava prendendo la mira; afferrò la sua mitica fionda e scagliò con tutta la sua forza e la precisione di cui era capace un sasso che centrò il bersaglio colpendo l'uomo al braccio.
Anche Jon fece lo stesso con l'altro cacciatore.
Disorientati, barcollarono entrambi e caddero a terra; i due ragazzi li raggiunsero di corsa, li legarono e li imbavagliarono.
Erano ora indecisi sul da farsi, sentirono degli altoparlanti che intimavano l'alt:
Corpo forestale, gettate le armi e arrendetevi!” 
Incredibile! Erano arrivati proprio al momento giusto!Gli agenti, dopo aver ammanettato i delinquenti, si congratularono con i due amici e proposero loro di entrare a far parte della loro pattuglia.Peater e Jon accettarono l'incarico a patto che i turni li facessero sempre insieme, e da quel momento diventarono piuttosto famosi nelle montagne dove vivevano.

mercoledì 11 settembre 2013

LA PIETRA DI ALIUS di Yousra B.

Mi chiamo Yousra e ho scritto un racconto che parla di una ragazza che adora il calcio, proprio come me!





Mi chiamo Anna e ho sette anni e sono bravissima a giocare a calcio.
Un giorno, dopo un'importante partita, mentre stavamo ritornando a casa (i miei genitori, i miei fratelli ed io) una valanga ci ha travolto provocando un pauroso incidente.
Mio fratello Shown ed io siamo sopravvissuti, purtroppo i miei genitori e il mio fratellino più piccolo no.
Io e Shown ancora sotto shock, visto che i soccorsi non arrivavano ci siamo decisi a metterci in cammino per cercare aiuto prima che diventasse buio.
Dopo quasi un'ora in lontananza abbiamo visto una casetta, ci siamo precipitati correndo e una volta raggiunto l'uscio abbiamo visto che ad una lunga tavola erano seduti dieci bambini e un signore.
Ciao piccolini, come vi chiamate? - ci chiese il signore.
Non volevamo rispondere perché ci faceva un po' paura, ma quel signore ci accolse nella sua casa e ci fece entrare nella sua famiglia fino a quando abbiamo compiuto undici anni.

Un giorno io e Shown stavamo giocando a calcio non lontano da casa e un talent-scout ci avvicinò per proporci di entrare a far parte di una squadra importante per giocare nel campionato.
La squadra più temibile da sconfiggere era quella del terribile Signor X che aveva con sé la Pietra di Alius (pietra magica che donava un superpoter alla squadra che la possedeva): erano loro i campioni, da molte stagioni imbattibili.

Ci allenavamo tutti i giorni per prepararci alla grande sfida e finalmente quel giorno arrivò:
dopo aver vinto tante partite eravamo di fronte alla squadra di Alius e sapevamo che vincere sarebbe stato quasi impossibile.

Siamo scesi in campo determinati e carichi, ci siamo messi in posizione in attesa del fischio d'inizio, ma quando mi impossessai della palla e corsi verso la porta avversaria ebbi una visione: mio fratello Xavier, che doveva essere morto durane l'incidente, mi stava davanti per impedirmi di andare a rete.
Persi la concentrazione e anche il pallone, e quel primo tempo fu disastroso.
Negli spogliatoi parlai con Shown per cercare di capire come fosse possibile una cosa del genere. Evidentemente Xavier era sopravvissuto e il Signor X l'aveva preso con sé per giocare nella sua squadra. Dovevamo convincerlo ad abbandonare il campo e a cambiare squadra, dovevamo averlo di nuovo con noi.

Durante il secondo tempo, in qualche modo riuscii ad attirare l'attenzione di Xavier, lui mi riconobbe e capii in quel momento che era contento di averci ritrovato.
Purtroppo anche quel secondo tempo ci vedeva in forte svantaggio, Xavier cercava di sbagliare tiro, di rallentare il gioco per permetterci una rimonta, ma la Pietra di Alius rimetteva con il suo potere magico tutto di nuovo a loro favore.

A pochi minuti dalla fine della partita, il Signor X chiamò a raccolta i suoi ragazzi e minacciò Xavier di cacciarlo via dalla squadra se non avesse smesso immediatamente di giocare contro i suoi stessi compagni. Si era accorto di tutto, ed era veramente arrabbiato.
Xavier ebbe una reazione che non immaginavo, si tolse la maglietta e la lanciò addosso al terribile Signor X urlando che vincere in quel modo è una vergogna e che lui avrebbe lasciato subito la squadra.
Vedere che nostro fratello era stato così coraggioso da mettersi contro quel tipo detestabile e pericoloso ci diede coraggio. Shawn ed io ricominciammo a giocare più concentrati e vigorosi di prima, e in qualche modo riuscimmo a rimontare in pochi minuti il nostro svantaggio e a chiudere con un meritato pareggio!

La Pietra di Alius, stavolta non era riuscita a vincere sul legame di sangue di noi fratelli.
Il Signor X ci raggiunse negli spogliatoi, mentre Xavier, Shown ed io ci abbracciavamo felici, con la minaccia di mandare in frantumi la nostra carriera calcistica. A quel punto i miei fratelli lo presero e lo attaccarono al muro, dalla tasca del suo cappotto cadde la bellissima Pietra di Alius che andò in frantumi, lasciando attorno un silenzio di tomba.
Credo che ora tu ti debba preoccupare della tua squadra, Signor X – lo provocò Shawn.
Xavier sorrise soddisfatto e il Signor X raccolse i pezzi della pietra non più magica e si ritirò dalle scene.
Noi eravamo ancora insieme, pronti a vincere il campionato con tutta la nostra passione.

domenica 8 settembre 2013

ALVIN E IL SUPER SURF TEAM di Arianna G.

Ciao, mi chiamo Arianna e la mia storia parla del surf, uno sport che mi piace molto. L'ho voluta scrivere per farvi divertire, almeno spero!





Siamo un gruppo di giornalisti e siamo qui per intervistare un giovane surfista che ha appena vinto il trofeo del Super Surf Team, meglio conosciuto come SST, che si è tenuto sull'isola di Acunamatata.

"Ehi, campione, come ti chiami?"
"Sono Alvin"
"Ciao Alvin, ci racconti com'è andata la tua gara e le sensazioni che hai provato?"
"Okay, vi racconterò tutto quello che è successo. Tutto cominciò quando il Signor McPee, l'organizzatore del Trofeo SST, con il suo yacht arrivò sull'isola per cercare qualche surfista in gamba che partecipasse alla gara. Aveva un'aria schifata, non voleva quasi mettere piedi a terra. Gli urlai qualcosa cercando di farmi notare, quando mi vide calò l'ancora e venne a riva con una piccola barca.
Sbarcò e mi chiese se sapessi surfare. Io, naturalmente, risposi “Certo!”, con il mio solito fare da gradasso.
Mi chiese di mostrargli quello che sapevo fare. Così, presi la mia tavola in cerca di un'onda da cavalcare. Ne presi una, era piccola, ma lo stesso fui travolto e caddi in acqua.
McPee vista la scena mi disse che ero una nullità e che non avrei mai potuto partecipare al suo prestigioso trofeo, ritornò senza perdere tempo sul suo yacht e ripartì.
Non potevo accettare il suo rifiuto, cercai di seguirlo con la mia tavola e quando si accorse di me, colpito dalla mia testardaggine, mi fece salire a bordo.
Ho avuto così l'occasione di conoscere molti altri surfisti. Jim era sicuramente il più sciocco, ma anche il più simpatico e diventammo subito buoni amici. Arrivati ad Acunamatata incontrammo tutti gli altri concorrenti. Uno in particolare, un certo Dark, era un bullo odioso che se la prendeva con i più piccoli e credeva di essere il Re del Surf.
Decisi di affrontarlo direttamente:
Ehi, amico, ma chi ti credi di essere?
Lui, impettito e infastidito dalle mie parole, mi sfidò per dimostrare che era lui il vero Re del Surf, trattandomi proprio come un pivellino. Accettai subito per orgoglio e ci demmo appuntamento al giorno della gara del trofeo SST, che si sarebbe tenuto la settimana dopo.
Quella sera cercai rifugio per la notte, in una capanna di legno abbandonata, poco distante dalla spiaggia.
Il giorno seguente mi cercai un pezzo di mare dove allenarmi in pace e tranquillità.
Trovai una spiaggia semideserta dove il mare arrivava con delle splendide onde. Lì incontrai Steve, un anziano signore che conosceva bene l'arte del surf perché da giovane era stato per anni il campione dell'isola.
Gli chiesi se poteva insegnarmi qualche trucco, darmi qualche consiglio, dopo avergli raccontato del mio battibecco del giorno prima con Dark. Mi rispose che conosceva bene la maleducazione di quel tipo e che mi avrebbe aiutato volentieri.
Presi la mia tavola, ma prima di avventurarmi in acqua chiesi a Steve se per caso ci fossero degli squali da quelle parti. Molto sarcasticamente mi rispose:
Sì, una volta all'anno arrivano per mangiarsi qualche surfista, ma ora non è ancora stagione!
Dopo una settimana di duro allenamento, io e Steve ci presentammo alla spiaggia centrale da dove sarebbe partito il Trofeo SST. Dark era già lì ad infastidire il povero Jim. Abbandonai la tavola e mi precipitai a difendere Jim. Dark finse di allontanarsi, ma quando vide che la mia tavola era rimasta incustodita pensò subito di vendicarsi cospargendola di olio che mi avrebbe impedito l'aderenza dei piedi durante la gara.
Steve che aveva assistito alla brutta mossa di Dark, non potendo ripulire la tavola, mi fece indossare delle scarpette di gomma che mi avrebbero aiutato a rimanere con i piedi incollati alla tavola anche se ancora unta.
Anche durante la gara Dark cercò di ostacolarmi, tagliando l'onda davanti a me o cercando in tutti i modi di farmi cadere. Restammo gli ultimi in gara, verso sera, e all'ennesimo tentativo di Dark di buttarmi giù dalla tavola ci avvicinammo troppo a degli scogli che affioravano dall'acqua.
Gli urlai di fare attenzione, ma Dark si girò di scatto e la punta di uno scoglio gli sembrò una pinna di squalo. Preso dal panico perse l'equilibrio e abbandonò la sua tavola nuotando velocemente verso riva.
Io, rimasi senza avversari che mi disturbavano così cercai di godermi le ultime onde. Erano alte e potenti, ma assolutamente le più entusiasmanti per le acrobazie di un surfista. Producevano dei tunnel che attraversavo impavidamente sfiorando l'acqua, e uscendo dall'altra parte come un vero campione sa fare, e dalla spiaggia tutti mi incitavano.
La sera ci fu una grande festa e mi incoronarono campione dell'SST.
Anche Dark si congratulò con me e divenne un buon amico per me e per Jim.
Ho deciso di restare sull'isola con Jim, Steve mi ha preso a lavorare con lui e costruiremo le più belle e veloci tavole da surf di tutta l'isola.
Questa è la mia avventura all'SST", conclude Alvin.

Noi appassionati non riusciamo ad interrompere questo avvincente racconto, lo ringraziamo per la bella storia che ci ha voluto lasciare e che non vediamo l'ora di pubblicare domani sul nostro giornale.